Vita di coppia: l’amore e… il porcospino!

Al di là delle inevitabili idealizzazioni sul periodo magico dell’innamoramento, credo che dovremmo tutti imparare a pensare all’amore come a un modo di fare esperienza nella vita, che è potenzialmente presente in ciascuno di noi, sempre. Durante l’infanzia l’amore è vissuto principalmente all’interno del contesto familiare, poi, nell’adolescenza, si manifesta anche nei rapporti di amicizia profonda e, successivamente, ci porta a unirci in coppia.

 

Ma perché per alcuni stare in coppia è più semplice, mentre per altri sembra un’impresa impossibile?

I nemici dell’amore di coppia sono fondamentalmente due: la dipendenza, che rende ansiosi e opprimenti, e l’eccessiva aggressività, che ostacola la gestione costruttiva delle divergenze e dei conflitti. Di solito questi nemici nascono da storie infantili complicate, per cui, magari senza accorgersene, si pretende una sorta di “compensazione” dal partner, che dovrebbe lenire le ferite derivanti da una carenza d’amore passata.

Nelle storie più felici, la coppia può operare il “miracolo” di rendere più sicuri, ma ci sono delle cose che è importante fare per renderlo possibile. L’amore richiede, infatti, di saperlo vedere e apprezzare per quello che è. Il che non è affatto una cosa scontata! Molti, anziché godere di ciò che il partner è effettivamente in grado di offrire, si ossessionano, inutilmente, su quello che manca… dobbiamo ricordare che per far fluire il sentimento è importante evitare di giudicare e, soprattutto, perdonare i limiti del partner e i propri.

Ciascun partner dovrà essere disposto ad assumere un doppio atteggiamento, sia di protezione per l’altro, che di apertura e richiesta di sostegno. La relazione di coppia è, infatti, una relazione di interdipendenza dove il bisogno e il desiderio di autonomia dovrebbero essere entrambi sempre presenti. Come scrisse Schopenhauer nella favola del porcospino, voglia di vicinanza e voglia di mantenere i propri spazi devono essere sapientemente miscelati per creare la “distanza del porcospino”, cioè una distanza sana, che non impedisca di godere del calore affettivo, ma allo stesso tempo, ci mantenga ben saldi nella propria autonomia e impedisca che ci condizionamo eccessivamente, finendo per… pungerci!